La questua delle uova: Il Cantè j’euv

La questua delle uova è un rito antico, una tradizione particolare, suggestiva ed emozionante che ha unito diverse generazioni in svariate comunità rurali del basso Piemonte. Nel corso degli anni, nella zona del Moferrato e delle Langhe, l’allunagarsi delle giornate, la voglia di uscire allo scoperto dopo rigidi inverni, l’odore nuovo della primavera, portavano gruppi di giovani a intraprendere le vie delle cascine nelle notti di Quaresima precedenti la Pasqua.

I questuanti giungevano a piedi nei pressi delle cascine e li, illuminati solo dalla luna, iniziavano a cantare.. L’intento era quello di svegliare l’ignaro padrone, invitarlo ad uscire per regalare un po’ di uova.

Il padrone o la padrona, più richiesta nelle notti di primavera, la maggior parte delle volte varcavano veramente l’uscio, assonnati, colti nel pieno della notte non negavano ai ragazzi e al fratucin, un giovane vestito da prete che costodiva la cesta delle uova, i loro prodotti e perchè no, ormai ben svegli, un gotto di vino rosso, aprendo agli improvvisati ospiti, le porte della loro cantina.

Raramente capitava che il padrone non aprisse la porta, e ai ragazzi non restava che andarsene, continuando a cantare strofe amare, maledizioni bonarie e scherzose ovviamente, sull’andamento del prossimo raccolto.

La questa delle uova proseguiva, le contrade si animavano, tornavano a vivere e socializzare attraverso la musica dei ragazzi. I prodotti raccolti infatti, venivano utilizzati il giorno di Pasquetta per preparare una grande frittata per tutto il paese. Il cantè j’euv non ha una vera e propria connotazione religiosa, nonostante le uova siano il simbolo per eccellenza di rinascita, fertilità e vita; era un modo gogliardico per ‘risvegliare’ la comunità, ripristinare la convivialtà interrotta durante il lungo inverno. I questuanti dall’ormone impazzito, inoltre, facevano il filo alle figlie dei padroni e moltissimi matrimoni, in passato, sono nati proprio così..

La tradizione si era praticamente estinta finchè nel 1965 Antonio Adriano con il “Gruppo spontaneo di Magliano Alfieri” e il Brun dei ‘Brav’om’ di Prunetto, non hanno ripreso la via delle cascine, alla ricerca di quei preziosi doni, ma soprattutto dell’unione e della festa, esprimendo attraverso il canto la voglia di ritrovarsi insieme.

Cantè j’euv
Sùma parti da nostra cà
Ca i-era ‘n prima sèira
Per amnive saluté
Devè la bunha sèira.

Cantè j'euvBunha sèira sur padrùn
Tùta la gent di casa
Suma ‘mni canté e suné
Fevé la serenàt-a.

Bunha sèira sur padrùn
E ancura a la padrun-a
oh se veuli dene d’euv
per fè la frità bun-a.Cantè j'euv

Deene d’euv, deene d’euv
dele vostre galine
vostri ausìn a l’an ben dic
che l’evi le gorbe pine

O se völi dene di euv
De la galinha bianca
A l’an ben dì-ne i vostri ausìn
Ca l’è trei dì ca cantaCante j'euvO se völi dene di euv
De la galinha rusa
A l’an ben dì-ne i vostri ausìn
Ca l’è trei dì ca pusa

O se völi dene di euv
De la galinha grisa
A l’an ben dì-ne i vostri ausìn
Ca l’è trei dì ca frisa

Anti custa casa sì
Sa iè na spusa lesta
Na dusenha e mesa d’ euv
Farà pasè dla fnestraCantè j'euv

Ca ne scüsa sur padrùn
Se suma girulairi
Quand che siu poi marià
Giruma pa pi vaire

Ca ne scüsa sur padrùn
D’la nostra giuventüra
L’uma ‘l sang ca nan turmenta
Fina a la cintura

Ca ne scüsa sur padrùn
Dla nostra impertinensa
Suma vnù cantè e sunè
Sensa ciamè licensaCantè j'euv

Sunha sunha sunhadur
Al chiaro della lünha
La padrunha l’è già ‘lvà
Ca fa sventè la cünha

Sunha sunha sunhadur
Ca suma al fund dl’era
La padrunha sentirà
E sfarà pì bela

Sunha sunha sunhadur
Ca suma al fund d’la purtinha
La padrunha sentirà
Sfarà pì risulinha

Varde lì cul fratucìn
Ca l’è restà sla porta
Chièl u speta lu regal
Che la padrunha ai porta

O se völi dene di euv
Fene pa pì penare
Che la lünha a ciapa i brich
E nui duvruma andare

La padrunha a l’à pagà
E nui la ringrasiuma
Se st-autr-àn suma ancur viv
E nui riturnerùmaCantè j'euv(Maledizioni)

An ti custa casa sì
I canterà l’aiassa
Iè na fia da mariè
Ca marsa ‘nt la paiassa

An ti custa casa sì
È mnisa ra sucinha
Ca ie scheisa a chesta ar gal
E’r cu a ra garinha

Uovo di cioccolato

Uovo di cioccolato

Ingredienti:

  • 250 gr di cioccolato fondente al 70%

Essenziale:

  • Stampo per uova di cioccolato
  • Termometro da cucina

Preparazione:

Per ottenere un uovo di Pasqua come si deve, e’ fondamentale temperare il cioccolato; il temperaggio permette di creare un uovo croccante, lucido e brillante.

Per prima cosa sciogliete a bagnomaria il cioccolato tagliato a pezzetti; una volta raggiunta la temperatura di 50º togliete il pentolino dall’acqua e rovesciate il contenuto su un piano di marmo, acciaio o qualsiasi superficie liscia e facile da pulire. Lavorate il cioccolato fuso con una spatola, effettuando movimenti rapidi e decisi da destra verso sinistra e viceversa. In questa fase dovete stare attente a non inglobare troppa aria. Continuate a muovere il cioccolato con la spatola finché non raggiunge la temperatura di 28/29º; rimettete il tutto nel pentolino e scaldatelo nuovamente a bagnomaria, una volta raggiunti i 30º, avrete ottenuto la magia. Spegnete i fuochi e partiamo con l’uovo!

Pulite benissimo lo stampo da uova, versate abbondante cioccolato e fate roteare in modo da coprire tutta la superficie. Prendete una teglia, se ne avete una rettangolare tipo la mia perfetto, altrimenti dovrete ingegnarvi con tazzine bicchieri & co., in modo da tenere lo stampo leggermente rialzato e far colare il cioccolato in eccesso. Ponete subito in frigo per dieci minuti. Tirate fuori, Eliminate ‘le code’ che si saranno formate ai bordi dello stampo e ripetete tutta l’operazione, in frigo per altri dieci minuti.

Pulite nuovamente lo stampo dall’eccesso di cioccolato sui bordi e rimettete in frigorifero per almeno mezz’ora.

Se il temperaggio e’ stato fatto bene l’uovo dovrebbe restringersi un pochino e creare dei vuoti d’aria visibili dalla superficie, dovreste vedere parti più scure, ancora attaccate e parti più chiare, già staccate.

Se dopo mezz’ora l’uovo e’ completamente attaccato, non provate neanche a tirarlo fuori, lo rompereste sicuramente.. Non scoraggiatevi! Svuotate lo stampo, rimettete il pentolino a bagnomaria e provate a farlo un pochino più spesso…

A questo punto estraiamo le forme, vi consiglio di usare i guanti in modo da non lasciare spiacevoli impronte sull’uovo, che dovrebbe essere bello lucido e brillante. Inserite, se volete la sorpresa, scaldate leggermente una padella, appoggiateci una metà e fate combaciare le estremità. In alternativa, per riempire eventuali buchi o imperfezioni, potete scaldare un po’ di cioccolato, metterlo alle estremità e unire l’uovo.

Lasciate asciugare in piedi. Potete decorarlo a piacimento e incartarlo come preferite!

Buona Pasqua!

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2 pensieri su “La questua delle uova: Il Cantè j’euv

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